Con l’arrivo dell’estate, si torna a parlare di uno degli argomenti di attualità più vergognosi, reso ancora peggiore dal fatto che l’Italia è uno tra i paesi del mondo occidentale che è più coinvolto in questo fenomeno: il turismo sessuale.
Come ogni anno, un esercito di impiegati, di operai, di insospettabili padri di famiglia, parte alla volta dei paesi del Terzo Mondo, i falsi paradisi turistici che invece sono tristemente noti a tutti come i luoghi in cui maggiormente si sviluppa questa ributtante tradizione.
Le mete preferite? Cuba, ad esempio. Panorama ci racconta del penoso fenomeno delle jineteras, le ragazze locali che che si offrono ai turisti stranieri in cambio di denaro, cene, regali, dandogli la parvenza di una vera relazione sentimentale.
In realtà sappiamo bene che non è così… “Intorno alla ragazza che offre amore in cambio di un regalo, un invito a cena o una specie di adozione, c’è tutto un sistema familiare che spinge in questo senso, perché spesso «il pollo» catturato diventa una specie di zio d’America a cui si ricorrerà per risolvere i problemi economici di tutto un gruppo parentale”. Una sorta di truffa organizzata alle spalle degli ingenui turisti in cerca d’amore, a cui spesso partecipano intere famiglie.
Anche Viaggiatorionline, racconta cose simili, avvisando i turisti dei rischi legati all’imbarcarsi in quella che essi credono una relazione sentimentale, e che invece è un’operazione commerciale in piena regola.
“Le jinetere (”cavallerizze” per il loro modo di cavalcare il turista in cerca di una illusione o di solo sesso) rappresentano tutto quello che l’immaginario collettivo maschile, cerca da una ragazza. Giovani, disinibite, al tempo con le mode, offrono la loro gioia di vivere ed il loro bisogno di tutto, allo straniero (denominato “pepe” o “yuma”) in cambio di pranzi, vestiti, regali e dollari”… “Precisa ed informata come una agenzia di viaggi (conosce a memoria tutti i voli in arrivo e partenza da Cuba e tutti i tour operator che organizzano i soggiorni), la jinetera attende il turista all’entrata dell’albergo e, studiandone il comportamento solo per qualche ora, identifica il “suo” turista, in base alle caratteristiche dello stesso. Poi, passa all’attacco. Fiera come una belva (nei confronti della concorrenza delle altre ragazze cubane) ma dolce ed affabile nei modi, tesse una fittissima rete intorno alla sua preda, della quale già pregusta i frutti, facendola cadere in una inevitabile trappola”.
Certo, dipinta così sembrerebbe solo una cinica trappola nei confronti dello sprovveduto di turno… ma, continua Viaggiatorionline, “Altre volte si nascondono tristi circostanze. Ragazze che professano la jineteria sono già sposate con ragazzi cubani che le mandano, con tutti i mezzi, a battersi con le altre alla conquista dell’italiano o dello spagnolo che le regalerà oggetti, vestiti e, soprattutto, preziosi dollari che finiranno nelle tasche del poco geloso marito”.
A volte il povero turista “intrappolato” finisce in una spirale da cui non riesce più ad uscire… allora i viaggi si ripetono, “si riorganizza un nuovo viaggio, fatto questa volta, seguendo le “dritte” ricevute da Cuba. Non più alberghi (non fanno entrare i cubani residenti) ma una bella casa particular che costa meno, è più discreta e ci puoi portare chi vuoi. Non più agenzie di viaggio (se non solo per acquistare il biglietto aereo), non più ostacoli. Solo le valige dove mettere tutto quello che occorre e che da Cuba hanno richiesto (merce che servirà alla jinetera per farsi bella ma anche per rivendersela una volta partito nuovamente il turista), ed un mucchio di dollari”.
Che dire di questi nostri connazionali che attraversano l’oceano in cerca di quello che non riescono a trovare qui? Io stesso non saprei dirlo.
Da una parte c’è il disgusto verso chi approfitta della miseria altrui per soddisfare le proprie frustrazioni; dall’altra parte una gran pena, verso chi è spesso disposto a spendere ingenuamente enormi somme in cerca di un’illusione d’amore. Soldi che spesso finiscono in mano a persone senza scrupoli che lucrano sulla solitudine altrui.