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I “buoni” che uccidono

May 27th, 2002 by Tony

Lunedì 27 Maggio 2002, 18:20

Israele, bomba esplode in centro commerciale, almeno 50 feriti

TEL AVIV (Reuters) – Un kamikaze palestinese si è fatto saltare in aria davanti a un centro commerciale israeliano ferendo almeno 50 persone, riferiscono un’emittente radiofonica e la polizia.

L’attentato si è verificato a Petah Tikva, città della parte centrale di Israele. “C’è stato un attentato terroristico”, ha detto un portavoce della polizia.

Secondo Radio Israele nell’attentato sarebbero rimaste ferite almeno 50 persone.

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Day Off

May 22nd, 2002 by Tony

Stamattina mi sono svegliato alle 09:07. Inutile dire che non ho sentito la sveglia.

Avevo due possibilità: alzarmi in fretta e furia e correre al lavoro, arrivando in ritardo di un’ora circa, o girarmi dall’altra parte e rimettermi a dormire.

Ho scelto la seconda. Con calma ho chiamato in ufficio, comunicando che “mi sento poco bene”, e che se starò meglio andrò nel pomeriggio. Cosa che comunque non ho intenzione di fare.

Ho sentito che negli Stati Uniti alcune società concedono ai loro dipendenti un paio di giorni al mese (a parte i giorni di ferie), per quando proprio non se la sentono di alzarsi dal letto. Sarebbe da proporre anche in Italia.

La giornata di oggi conto di passarla cazzeggiando in giro per casa, ovviamente non mi vestirò neanche.

Mi sento un pò stanco, ultimamente. Dormo poco e male. Passo troppo tempo davanti al PC. Il lavoro non mi stimola più di tanto. E come se non bastasse, c’ho anche i cazzi miei.

Forse servirebbe un Day Off dalla vita, ogni tanto.

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La fortuna di essere interisti

May 19th, 2002 by Tony

Chi ha avuto la sorte di nascere, o diventare interista, ha avuto un grande dono nella vita.

Quello di avere le spalle larghe. Di avere una grande resistenza al dolore. Di affrontare le avversità della vita con il sorriso sulle labbra. Di prenderla sempre con filosofia. Di non lasciarsi scoraggiare dalle delusioni.

Soprattutto quelle amorose.

A chi ha letto “Altà Fedeltà” di Nick Hornby, consiglierei di leggere anche “Febbre a 90′” dello stesso autore.
Il primo racconta i traumi e le delusioni di un ragazzo perennemente scaricato dalle sue partners. Il secondo racconta le delusioni decennali di un tifoso dell’Arsenal (un pò l’Inter d’Inghilterra, con la differenza che quest’anno lo scudetto lo ha vinto, porcod…).
Metterli uno a fianco all’altro vi darà la dimensione in cui vive un’Interista scaricato dalla ragazza.

Doppia disgrazia, direte voi. Roba da suicidarsi all’istante. E invece è il contrario. In ambedue le disgrazie c’è un qualcosa che rende meno dolorosa l’altra.

La tua vita sentimentale è andata a farsi fottere nell’arco di due ore? C’è di peggio. L’Inter ha cacciato via tutto in 45 minuti.

L’anno scorso la tua ragazza ti ha buttato via come un cencio? Cosa vuoi che sia, in confronto al 6-0 nel derby.

E la sicurezza che il prossimo anno ci sarà un altro campionato, ti fa pensare che il prossimo anno avrai anche un’altra chance in amore.

Cioé, io non capisco come facciano i tifosi delle altre squadre, a vivere il contrasto tra una vita sportiva di soddisfazioni, ed una vita amorosa di delusioni.

A giugno del 1989 (avevo 20 anni allora), la mia ragazza mi lasciò per il suo istruttore di body buliding, il giorno dello scudetto dell’Inter. Non credo di essermi mai ripreso totalmente.

Non ho più visto quella ragazza negli ultimi 12 anni. Ma se la vedessi oggi, le sputerei in faccia. E le urlerei “hai rovinato tutto!!!”.

Cazzo, e allora come fa uno juventino, un milanista, a sopportare lo stesso schock così di frequente? O volete dirmi che solo gli interisti vengono scaricati dalla ragazza a fine stagione?

Beh, giudicando dai miei ultimi due anni di vita, si potrebbe anche pensare questo…

E alla fine è quasi romantico, trovare analogie tra le due delusioni. L’anno scorso si era già visto dall’inizio, che sarebbe andata male.

Quest’anno invece ci avevo sperato. Fino all’ultima giornata.

Quindi non sentirti in colpa, mia dolce Hector Cuper. Non è colpa tua. Ero io che mi ero illuso che questa volta fosse quella giusta.

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Cannes: da che pulpito

May 18th, 2002 by Tony

Al Festival di Cannes, l’intervento di Vittorio Sgarbi a commento del documentario “Bella Ciao” viene interrotto dal pubblico francese all’urlo di “fascista”.

Quello stesso pubblico francese che solo due settimane fa è andato alle urne per scegliere tra destra ed estrema destra, si sente autorizzato a chiamare “fascista” un rappresentante del centro-destra italiano.

Quegli stessi “pacifisti” che solo un mese fa all’aeroporto Charles De Gaulle si esibirono in vergognosi tafferugli degni di un dopo-partita tra hooligans, si sentono autorizzati a criticare chi si è “permesso” di dire che a Genova, oltre alle violenze da parte delle Forze dell’Ordine, ce ne furono anche da parte dei manifestanti.

A volte mi chiedo se i cittadini francesi non abbiano l’abitudine di guardarsi allo specchio la mattina, per non rischiare di provare vergogna di sé stessi.

O se semplicemente sentano il bisogno costante di cercare difetti negli altri, nel tentativo disperato di sollevarsi dal proprio disonore.

Vittorio, stavolta sono con te…

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Il mio capo

May 15th, 2002 by Tony

Il mio capo.

Il mio capo ha fatto la gavetta. A sedici anni faceva il manovale. Oggi è un uomo da 10.000 Euro al mese, con la stessa istruzione e lo stesso spessore professionale di allora.

Il mio capo valuta le capacità professionali dei suoi collaboratori esclusivamente in base alla quantità di ore spese sul posto di lavoro. Alle 8 di sera lo trovi ancora in ufficio a fare un cazzo, e se ti cerca alle 7.30 e non ti trova, il giorno dopo te lo rinfaccia.

Il mio capo tratta tutti i dipendenti sotto i 40 anni come fossero le sue segretarie personali, a volte anche quelli sopra i 40 anni. Lui se ne fotte degli organigrammi aziendali, perché è il capo. Il fatto che una dipendente di sesso femminile faccia parte di un’altra sezione dell’azienda, non vuol dire che lei non gli possa battere una lettera.

Il mio capo dà istruzioni incomprensibili, per dimostrare che solo lui è all’altezza. Ti consegna un foglio di carta da macellaio con quattro numeri scritti in sanscrito e ti chiede di trasformarlo in un preventivo da 20 milioni di Euro.

Il mio capo ti chiama nel suo ufficio venti volte al giorno, anche per dirti cose che potrebbe tranquillamente dirti per telefono. Ti fa sedere davanti a lui mentre lui finisce la telefonata che sta facendo da quaranta minuti, e che plausibilmente ne durerà altri quaranta. E guai a te se provi ad alzarti dicendo “passo più tardi?”. Ovviamente alla fine della giornata ti rinfaccerà di non avere finito il tuo lavoro… e grazie al cazzo, visto che hai passato quattro ore su otto seduto davanti a lui.

Il mio capo ha la scrivania seminata di carte, per far vedere che è sempre impegnato. Quando cerca un fax arrivato due ore prima, ovviamente non lo trova. E allora chiama te e tutto il resto dell’ufficio per aiutarlo a cercarlo.

Il mio capo guida la macchina aziendale, con il pieno di benzina aziendale, e fa il passo del Turchino a 210 all’ora. Non rallenta nelle curve a gomito e non frena per nessuno. Lampeggia con i fari a quei “deficienti” che vanno a “solo” 190 in corsia di sorpasso. Frena solo quando vede una macchina della Polizia, e in quel frangente inchioda da farti volare fuori dal parabrezza.

E mentre guida parla costantemente al telefono, ovviamente senza il viva voce, che è una cosa da finocchi. Il mio capo è sempre al telefono. Usa il cellulare anche quando è alla sua scrivania dotata di telefono. A volte mi chiedo che cazzo facesse tutto il giorno, prima che inventassero la rete cellulare.

Ovviamente il mio capo non sa usare un telefono cellulare, altro che per fare il numero. Non sa inserire i numeri nella rubrica, e anche se lo sapesse fare, poi non saprebbe come ritrovarli. La sua rubrica telefonica è uno di quei libretti stile anni ’70 con tutte le pagine che volano via ogni volta che la apre.

Il mio capo viaggia molto, sempre in business class. Gira il mondo da 40 anni, e non parla una parola di inglese né di nessuna altra lingua. Quando va da un cliente straniero, ti porta dietro per fare l’interprete e poi non ti fa spiccicare una parola. Parla a gesti, convinto che gli altri lo capiscano. Di tanto in tanto butta dentro una parola straniera, ovviamente in una lingua diversa da quella parlata dal suo interlocutore.

Ovviamente fa lo stesso con i tassisti, con i camerieri al ristorante, con le addette al check-in. E si incazza quando nessuno lo capisce.

Il mio capo viaggia in tutto il mondo, e ovunque va cerca sempre il ristorante italiano. Salvo poi incazzarsi perché gli spaghetti sono scotti e il sugo non sa di niente. Al suo ritorno ti racconterà di come “in Senegal ha mangiato una pasta da fare schifo”, come se Dakar fosse la capitale riconosciuta della gastronomia mediterranea.

Il mio capo sa fare tutto, perché ha fatto la gavetta. Ai suoi tempi non esistevano i computers, e il lavoro si faceva lo stesso, quindi i computers non servono a niente. Ai suoi tempi sembra non esistessero neanche le gru semoventi. I sollevamenti si facevano a braccia, come nell’antico Egitto.

Il mio capo non si è ancora ripreso dal passaggio all’Euro. Siccome il suo unico metro di giudizio per preventivare un lavoro di montaggio è Lire/Kilo (come se la cantieristica industriale fosse un mercato ortofrutticolo), il concetto di “Euro” non gli appartiene. Quando gli porti un preventivo per approvazione devi riportare la cifra in Lire, scritta a matita vicino a quella in Euro.

Il mio capo è un elemento irrinunciabile per l’azienda. Quando avrà 80 anni sarà ancora al suo posto. Il che mi spaventa, considerato che è rincoglionito già adessso.

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La diplomazia degli assassini

May 8th, 2002 by Tony

Mentre l’offensiva Israeliana in Palestina è ormai virtualmente finita, le truppe si sono quasi totalmente ritirate dai territori occupati nelle ultime settimane e si tratta per la fine dell’assedio di Betlemme…

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