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Guerre e camicie

November 19th, 2003 by Tony

Ore 12.00. In ascensore.

Dietro di me sento il mio collega S., che parla con un altro collega: “Ah, io le camicie le prendo solo da Ralph Lauren. Le scarpe solo da Bata, per i giubbotti Calza…”, prima di arrivare al piano terra ha già sciorinato l’intero itinerario dello shopping dei giovani Genovesi gaudenti. Lo stesso che sono solito fare io, d’altra parte.

Ore 12.20. Sala mensa.

Sempre S., seduto al mio tavolo: “Certo che nel mondo c’è troppa povertà… troppa differenza tra come stiamo noi, e come stanno loro. Per forza poi ci odiano, per forza fanno gli attentati terroristici, se noi gli facciamo queste guerre assurde…”

Non resisto: “S., queste guerre assurde ci servono a mantenere il nostro stile di vita. La nostra ricchezza si fonda sulla loro miseria. Ne ha bisogno.”

Lui: “Ma questo non è giusto, è tremendo quello che dici… ci dovrebbe essere più giustizia al mondo, più uguaglianza…”

Io: “A parole non è giusto, lo diciamo tutti. Ma subito dopo torniamo a battercene il belino e a vivere la nostra vita. Dimmi, S… tu saresti disposto a rinunciare a quello che hai, in nome della giustizia e uguaglianza di cui parli?”

Lui: “Io? Certo.”

Io: “Dove hai detto che compri le camicie, scusa?”

Si allontana un pò offeso… io vado verso l’ufficio postale per pagare una multa. E mentre cammino, mi chiedo quanti siano, tra le migliaia di difensori dei deboli che incontro tutti i giorni su Forum e Blog, i fighetti rampanti che per niente al mondo rinuncerebbero al giretto da Calza il Sabato pomeriggio…

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La Buona e la Cattiva Fede

November 11th, 2003 by Tony

No, amica mia.

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Le farfalle nello stomaco

August 21st, 2003 by Tony

Dedicato ad un’amica, che per il nuovo anno aveva chiesto un regalo…
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L’URL di Munch

June 12th, 2003 by Tony

Una cosa mi ha depresso particolarmente, nella polemica nata ieri su GNUeconomy intorno a Ettorre, e proseguita qui e qui.

Non certo la violenza dei toni, sinceramente sono abituato a confronti verbali ben più violenti. E neanche l’accanimento collettivo, d’altra parte il nostro se l’è cercata.

Quello che mi ha veramente deluso, è stato il vedere una persona che ho avuto modo di conoscere e stimare sul web e dal vivo, scadere nel triste luogo comune della finta vittima del “gruppo”. La “voce fuori dal coro”, l’emarginato perchè “diverso”, quello che non si uniforma alla legge del “branco”.

Un clichè talmente trito che ormai lo utilizzano soltanto i patetici nessuno del web, che cercano di mascherare dietro questa presunta “non appartenenza” i veri motivi della loro impopolarità all’interno della comunità virtuale.

Quelli che cercano di farsi odiare perchè non sanno rassegnarsi al loro destino di eterni ignorati. Quelli che non avendo nulla di interessante da dire, cercano di apparire “anticonformisti”, diversi da quelle persone a cui in realtà vorrebbero così tanto somigliare.

Quelli che attirano intenzionalmente su di sé il biasimo altrui, per poi rispondere con falsa convinzione: “ecco, ve la prendete tutti con me perchè non faccio parte della vostra cricca”.

Non ti offendere Gattaccio, ma come dicono gli Americani, you know better than that. Davvero ci tieni così tanto ad essere accomunato con questi ridicoli individui?

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The Muppet Show

May 27th, 2003 by Tony

statlerwaldorf.jpg

Ve li ricordate i due vecchietti acidi che stavano sul loggione a guardare lo spettacolo e a criticare? “Ai miei tempi queste cose non si facevano”, eccetera?

Curioso, stasera qualcosa me li ha ricordati. A proposito di vecchi… e di burattini.

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Il mio capo

May 15th, 2002 by Tony

Il mio capo.

Il mio capo ha fatto la gavetta. A sedici anni faceva il manovale. Oggi è un uomo da 10.000 Euro al mese, con la stessa istruzione e lo stesso spessore professionale di allora.

Il mio capo valuta le capacità professionali dei suoi collaboratori esclusivamente in base alla quantità di ore spese sul posto di lavoro. Alle 8 di sera lo trovi ancora in ufficio a fare un cazzo, e se ti cerca alle 7.30 e non ti trova, il giorno dopo te lo rinfaccia.

Il mio capo tratta tutti i dipendenti sotto i 40 anni come fossero le sue segretarie personali, a volte anche quelli sopra i 40 anni. Lui se ne fotte degli organigrammi aziendali, perché è il capo. Il fatto che una dipendente di sesso femminile faccia parte di un’altra sezione dell’azienda, non vuol dire che lei non gli possa battere una lettera.

Il mio capo dà istruzioni incomprensibili, per dimostrare che solo lui è all’altezza. Ti consegna un foglio di carta da macellaio con quattro numeri scritti in sanscrito e ti chiede di trasformarlo in un preventivo da 20 milioni di Euro.

Il mio capo ti chiama nel suo ufficio venti volte al giorno, anche per dirti cose che potrebbe tranquillamente dirti per telefono. Ti fa sedere davanti a lui mentre lui finisce la telefonata che sta facendo da quaranta minuti, e che plausibilmente ne durerà altri quaranta. E guai a te se provi ad alzarti dicendo “passo più tardi?”. Ovviamente alla fine della giornata ti rinfaccerà di non avere finito il tuo lavoro… e grazie al cazzo, visto che hai passato quattro ore su otto seduto davanti a lui.

Il mio capo ha la scrivania seminata di carte, per far vedere che è sempre impegnato. Quando cerca un fax arrivato due ore prima, ovviamente non lo trova. E allora chiama te e tutto il resto dell’ufficio per aiutarlo a cercarlo.

Il mio capo guida la macchina aziendale, con il pieno di benzina aziendale, e fa il passo del Turchino a 210 all’ora. Non rallenta nelle curve a gomito e non frena per nessuno. Lampeggia con i fari a quei “deficienti” che vanno a “solo” 190 in corsia di sorpasso. Frena solo quando vede una macchina della Polizia, e in quel frangente inchioda da farti volare fuori dal parabrezza.

E mentre guida parla costantemente al telefono, ovviamente senza il viva voce, che è una cosa da finocchi. Il mio capo è sempre al telefono. Usa il cellulare anche quando è alla sua scrivania dotata di telefono. A volte mi chiedo che cazzo facesse tutto il giorno, prima che inventassero la rete cellulare.

Ovviamente il mio capo non sa usare un telefono cellulare, altro che per fare il numero. Non sa inserire i numeri nella rubrica, e anche se lo sapesse fare, poi non saprebbe come ritrovarli. La sua rubrica telefonica è uno di quei libretti stile anni ’70 con tutte le pagine che volano via ogni volta che la apre.

Il mio capo viaggia molto, sempre in business class. Gira il mondo da 40 anni, e non parla una parola di inglese né di nessuna altra lingua. Quando va da un cliente straniero, ti porta dietro per fare l’interprete e poi non ti fa spiccicare una parola. Parla a gesti, convinto che gli altri lo capiscano. Di tanto in tanto butta dentro una parola straniera, ovviamente in una lingua diversa da quella parlata dal suo interlocutore.

Ovviamente fa lo stesso con i tassisti, con i camerieri al ristorante, con le addette al check-in. E si incazza quando nessuno lo capisce.

Il mio capo viaggia in tutto il mondo, e ovunque va cerca sempre il ristorante italiano. Salvo poi incazzarsi perché gli spaghetti sono scotti e il sugo non sa di niente. Al suo ritorno ti racconterà di come “in Senegal ha mangiato una pasta da fare schifo”, come se Dakar fosse la capitale riconosciuta della gastronomia mediterranea.

Il mio capo sa fare tutto, perché ha fatto la gavetta. Ai suoi tempi non esistevano i computers, e il lavoro si faceva lo stesso, quindi i computers non servono a niente. Ai suoi tempi sembra non esistessero neanche le gru semoventi. I sollevamenti si facevano a braccia, come nell’antico Egitto.

Il mio capo non si è ancora ripreso dal passaggio all’Euro. Siccome il suo unico metro di giudizio per preventivare un lavoro di montaggio è Lire/Kilo (come se la cantieristica industriale fosse un mercato ortofrutticolo), il concetto di “Euro” non gli appartiene. Quando gli porti un preventivo per approvazione devi riportare la cifra in Lire, scritta a matita vicino a quella in Euro.

Il mio capo è un elemento irrinunciabile per l’azienda. Quando avrà 80 anni sarà ancora al suo posto. Il che mi spaventa, considerato che è rincoglionito già adessso.

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