Categories

Search

Il mio capo

May 15th, 2002 by Tony

Il mio capo.

Il mio capo ha fatto la gavetta. A sedici anni faceva il manovale. Oggi è un uomo da 10.000 Euro al mese, con la stessa istruzione e lo stesso spessore professionale di allora.

Il mio capo valuta le capacità professionali dei suoi collaboratori esclusivamente in base alla quantità di ore spese sul posto di lavoro. Alle 8 di sera lo trovi ancora in ufficio a fare un cazzo, e se ti cerca alle 7.30 e non ti trova, il giorno dopo te lo rinfaccia.

Il mio capo tratta tutti i dipendenti sotto i 40 anni come fossero le sue segretarie personali, a volte anche quelli sopra i 40 anni. Lui se ne fotte degli organigrammi aziendali, perché è il capo. Il fatto che una dipendente di sesso femminile faccia parte di un’altra sezione dell’azienda, non vuol dire che lei non gli possa battere una lettera.

Il mio capo dà istruzioni incomprensibili, per dimostrare che solo lui è all’altezza. Ti consegna un foglio di carta da macellaio con quattro numeri scritti in sanscrito e ti chiede di trasformarlo in un preventivo da 20 milioni di Euro.

Il mio capo ti chiama nel suo ufficio venti volte al giorno, anche per dirti cose che potrebbe tranquillamente dirti per telefono. Ti fa sedere davanti a lui mentre lui finisce la telefonata che sta facendo da quaranta minuti, e che plausibilmente ne durerà altri quaranta. E guai a te se provi ad alzarti dicendo “passo più tardi?”. Ovviamente alla fine della giornata ti rinfaccerà di non avere finito il tuo lavoro… e grazie al cazzo, visto che hai passato quattro ore su otto seduto davanti a lui.

Il mio capo ha la scrivania seminata di carte, per far vedere che è sempre impegnato. Quando cerca un fax arrivato due ore prima, ovviamente non lo trova. E allora chiama te e tutto il resto dell’ufficio per aiutarlo a cercarlo.

Il mio capo guida la macchina aziendale, con il pieno di benzina aziendale, e fa il passo del Turchino a 210 all’ora. Non rallenta nelle curve a gomito e non frena per nessuno. Lampeggia con i fari a quei “deficienti” che vanno a “solo” 190 in corsia di sorpasso. Frena solo quando vede una macchina della Polizia, e in quel frangente inchioda da farti volare fuori dal parabrezza.

E mentre guida parla costantemente al telefono, ovviamente senza il viva voce, che è una cosa da finocchi. Il mio capo è sempre al telefono. Usa il cellulare anche quando è alla sua scrivania dotata di telefono. A volte mi chiedo che cazzo facesse tutto il giorno, prima che inventassero la rete cellulare.

Ovviamente il mio capo non sa usare un telefono cellulare, altro che per fare il numero. Non sa inserire i numeri nella rubrica, e anche se lo sapesse fare, poi non saprebbe come ritrovarli. La sua rubrica telefonica è uno di quei libretti stile anni ’70 con tutte le pagine che volano via ogni volta che la apre.

Il mio capo viaggia molto, sempre in business class. Gira il mondo da 40 anni, e non parla una parola di inglese né di nessuna altra lingua. Quando va da un cliente straniero, ti porta dietro per fare l’interprete e poi non ti fa spiccicare una parola. Parla a gesti, convinto che gli altri lo capiscano. Di tanto in tanto butta dentro una parola straniera, ovviamente in una lingua diversa da quella parlata dal suo interlocutore.

Ovviamente fa lo stesso con i tassisti, con i camerieri al ristorante, con le addette al check-in. E si incazza quando nessuno lo capisce.

Il mio capo viaggia in tutto il mondo, e ovunque va cerca sempre il ristorante italiano. Salvo poi incazzarsi perché gli spaghetti sono scotti e il sugo non sa di niente. Al suo ritorno ti racconterà di come “in Senegal ha mangiato una pasta da fare schifo”, come se Dakar fosse la capitale riconosciuta della gastronomia mediterranea.

Il mio capo sa fare tutto, perché ha fatto la gavetta. Ai suoi tempi non esistevano i computers, e il lavoro si faceva lo stesso, quindi i computers non servono a niente. Ai suoi tempi sembra non esistessero neanche le gru semoventi. I sollevamenti si facevano a braccia, come nell’antico Egitto.

Il mio capo non si è ancora ripreso dal passaggio all’Euro. Siccome il suo unico metro di giudizio per preventivare un lavoro di montaggio è Lire/Kilo (come se la cantieristica industriale fosse un mercato ortofrutticolo), il concetto di “Euro” non gli appartiene. Quando gli porti un preventivo per approvazione devi riportare la cifra in Lire, scritta a matita vicino a quella in Euro.

Il mio capo è un elemento irrinunciabile per l’azienda. Quando avrà 80 anni sarà ancora al suo posto. Il che mi spaventa, considerato che è rincoglionito già adessso.

Posted in People I Know | 1 Comment »

One Response

  1. Max Says:

    Un mio ex capo, diventato Export Manager dopo 30 anni in azienda, dove era entrato come magazziniere (complimenti per la scalata, in ogni caso), mi accolse il primo giorno dicendomi che la laurea non conta nulla e che era come non avessi mai fatto nulla. Il problema è che io avevo 20 anni di meno e venivo da un’azienda dove facevo il suo lavoro, a 35 anni di età. Per qualche giorno feci buon viso a cattivo gioco, poi ebbi l’intuizione geniale e gli chiesi:
    “Concordo con lei che la laurea possa, a volte, essere inutile, ma allora mi spiega perchè sta spendendo 7.000 euro l’anno per ciascuna delle sue figlie, per farle laureare?”
    Quanto tempo sono durato, secondo voi?

Leave a Comment

Please note: Comment moderation is enabled and may delay your comment. There is no need to resubmit your comment.