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Perché non ci sono valide alternative all’intervento Americano in Afghanistan?

December 6th, 2001 by Tony

Perché non ci sono valide alternative all’intervento Americano in Afghanistan?


Innanzitutto perché non è vero che questo è diretto ai civili ed alla popolazione Afghana, ma all’organizzazione terroristica Al Qaida ed al regime Talebano che la protegge e supporta. Chi dice che “il 90% delle vittime delle guerre sono civili”, sicuramente non si riferisce ai bombardamenti Americani in Afghanistan.
L’escalation Americana ha infatti prodotto come risultato il rovesciamento del regime Talebano nel 90% del territorio Afghano. Se questo è stato fatto uccidendo i civili, dobbiamo supporre che la difesa militare Talebana era affidata a donne e bambini? Io non credo.

Per quanto riguarda il numero delle vittime causate dai bombardamenti Americani (e di questi, quanti fossero civili), questo è difficilmente accertabile, quando si parla di un paese in cui era già in corso da 20 anni una sanguinosa guerra civile, ed in cui ogni giorno 1.400 civili muoiono comunque di fame, di freddo, di stenti, o uccisi dalle mine antiuomo.

Perché la punizione dei terroristi responsabili della strage di Manhattan è un diritto del popolo Americano e un dovere delle loro istituzioni. Perché per ogni Americano che ha detto “Not In My Name”, ce ne sono due che invocano giustizia per quanto è stato fatto al loro paese, fermo restando il profondo rispetto per ambedue le posizioni.

Perché gli autori della strage non si trovano sul suolo Americano e quindi non sono perseguibili con i mezzi tradizionali a disposizione della giustizia. La Polizia Americana non può arrestarli come sospetti, la Corte Suprema Americana non può incriminarli per il reato commesso, un Pubblico Ministero del Governo Federale non può formalizzare le accuse nei loro confronti, un giuria composta di cittadini Americani non può giudicarli colpevoli o innocenti. Il Regime Talebano, rifiutando l’arresto e l’estradizione delle persone accusate, ha violato le norme più elementari del diritto internazionale. E non si parla di crimini comuni, ma del più grave delitto mai commesso sul suolo Americano nella storia di tutti i tempi. Se e quando Osama Bin Laden ed i suoi collaboratori saranno portati davanti alla giustizia Americana, dovranno rispondere di un minimo di 2.800 accuse per omicidio di primo grado (tante sono le vittime finora identificate).
Dire poi che il la rete terroristica Al Qaida va combattuta con un’azione di Intelligence è la scoperta dell’acqua calda. Non sono forse le operazioni di Intelligence che hanno portato alla scoperta dei covi terroristici in Afghanistan, all’identificazione di Osama e dei suoi collaboratori? Ma per punire un crimine non basta scoprire chi è l’autore e dove si trova. Non basta neanche bloccargli i conti correnti. BISOGNA ANDARLO A PRENDERE E CONSEGNARLO ALLA GIUSTIZIA.

Perché l’intervento Americano in Afghanistan non è da definirsi erroneamente una “lotta al terrorismo” in senso astratto. E’ la lotta ad UNA organizzazione terroristica identificata e ben definita. La distruzione di Al Qaida non porterà la fine degli attentati terroristici nel mondo, e allora? Arrestare uno stupratore di certo non pone fine a tutti gli stupri del mondo. Ma allora non dobbiamo arrestarlo, adducendo il fatto che “tanto altri gli seguiranno”? Se si parla di “lotta al terrorismo”, l’intervento in Afghanistan non ne è che un capitolo. Nessuno pensa che esso risolverà i problemi del mondo da un giorno all’altro. Ma questo non vuol dire che fermare ed annientare la più pericolosa organizzazione terroristica del mondo sia “inutile”.

Perché dire che l’intervento Americano in Afghanistan alimenterà il terrorismo futuro è come dire che l’arresto di ladri, assassini, stupratori, spacciatori in un qualunque stato alimenta il crimine futuro. La funzione preventiva, punitiva e deterrente della giustizia sono valori universali in qualsiasi stato democratico. Negarli a livello mondiale vuol dire arrendersi alla logica del crimine e della prevaricazione. Vuol dire riconoscere che a qualsiasi presunta ingiustizia subita, è legittimo e naturale rispondere con il terrorismo. Che in qualsiasi momento persone possono decidere di riunirsi in un’associazione ed imporre al resto del mondo il loro concetto di “giustizia”.

Perché non si può e non si deve sminuire un atto di giustizia solo perché questo è perseguito attraverso la violenza. Arrestare un uomo, privarlo della sua libertà, non è forse un atto “violento”? Ma nessuno, in nessuna parte del mondo, si permetterebbe di dire che non è “giusto” mettere i criminali in prigione. Una comunità si basa su leggi che devono essere rispettate, e più grave è l’infrazione commessa, più severa è la pena inflitta. I concetti di “vendetta” e “perdono” con questo non hanno niente a che fare.

Perché il fatto che in altre occasioni nel mondo, in situazioni analoghe (per quanto si possano trovare analogie con un tale crimine, senza precedenti nella storia), non sia stata fatta giustizia, non giustifica in nessun modo che questa strage resti impunita. Né tantomeno che non sia necessario prevenire il ripetersi di avvenimenti simili in futuro. Due ingiustizie sommate non fanno giustizia.

Infine perché, fermo restando il rispetto verso chi si batte per un mondo migliore, per una VERA pace duratura e per la fine delle ingiustizie che affliggono il mondo, NESSUNO deve permettersi di addurre le attuali ingiustizie come giustificazione per i propri crimini. Di sostituire le attuali ingiustizie con altre a lui più gradite. Di cambiare il mondo attraverso lo sterminio e la distruzione. Un mondo senza violenza, e quindi senza repressione di quest’ultima, è basato sul presupposto che tutti gli esseri umani siano rispettosi del prossimo. Ma siccome non è così, coloro che non lo sono non hanno il diritto di far parte della comunità mondiale. Perché non c’è pace senza giustizia.

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